SPAGNA: «UN FONDO PER GLI “INCAGLI” DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE»

del 06.03.2018

Con Fabrizio Spagna si discuterà del nuovo ruolo di Veneto Sviluppo

Economista e manager veneziano, Fabrizio Spagna dal marzo del 2017 è il presidente della finanziaria regionale Veneto Sviluppo. Il suo intervento all’incontro “Competere & Crescere: Le Regole del Gioco 2018”, organizzato da Confapi Credit per il 15 marzo a Villa Italia sarà incentrato sul nuovo ruolo assunto da Veneto Sviluppo, chiamata a affiancare in modo diverso il mondo produttivo, sul peso dell’equity all’interno delle imprese e come aiutare, in particolare quelle di piccole dimensioni.

«Sin qui, Veneto Sviluppo si è occupata soprattutto amministrazione di fondi pubblici e di svolgere un ruolo di garanzia pubblica a beneficio delle Pmi, di gestione di investimenti partecipativi e solo in via residuale l’attività creditizia», spiega il dottor Spagna. «Oggi la finanziaria ha scelto di non proseguire ulteriormente nell’esercizio delle attività creditizie riservate e vigilate da Banca d’Italia, con la consapevolezza che le imprese venete, ancora supportate in misura assai prevalente dal sistema bancario, necessitano ora più che in passato di strumenti di supporto finanziario addizionali e complementari al credito tradizionale».

«In questo momento siamo chiamati a ragionare assieme ai Confidi su come sono cambiati i meccanismi di accesso al credito e, per quanto riguarda la Finanziaria regionale, a mettere in campo le modalità di impiego più efficienti dei fondi regionali, in particolare per agevolare l’accesso al credito di quelle imprese che non hanno sofferenze, ma incagli (ovvero situazioni di momentanea difficoltà economica: a volte basta avere saltato una rata di mutuo, ndr). Occorre pensare a imprese del territorio che rischiano di passare da una difficoltà risolvibile a una situazione senza ritorno. E che magari possono diventare facili prede di una acquisizione estera per risolvere il problema».

Come chiarito in una recente intervista a Il Sole 24 ore, la soluzione sta in un fondo - dotazione minima 200 milioni, potrebbe arrivare a 400 - che possa entrare nel capitale di queste imprese, accompagnandole dove necessario anche a una evoluzione, come un cambio di cda o di management, o anche una aggregazione. «Crediamo che non serva comprare il credito della banca, perché questo risolve i problemi appunto della banca, non dell’impresa. Il mezzo individuato è ibrido, una formula ampiamente utilizzata in ambito anglosassone, meno in Italia. Per la banca entra capitale, per l’impresa è un debito, ma un debito che, rimessa nelle giuste condizioni, può ripianare.  E pensiamo a un orizzonte medio di 5/6 anni».

“COMPETERE & CRESCERE: LE REGOLE DEL GIOCO 2018”- 15 MARZO
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Diego Zilio
Ufficio Stampa Confapi Padova
stampa@confapi.padova.it

 

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