L’accessibilità web e la corretta gestione della privacy non sono più temi riservati agli addetti ai lavori. Con l’entrata in vigore dell’European Accessibility Act del 28 giugno 2025, le imprese sono chiamate ad adeguare siti, piattaforme e servizi digitali a requisiti sempre più stringenti.
Un cambiamento che non riguarda solo la compliance, ma che incide direttamente sulla competitività, sulla reputazione e sulla capacità di stare sul mercato europeo.
Questi i temi al centro del webinar “Accessibilità e privacy: i nuovi obblighi per i siti web delle aziende”, promosso nell’ambito di SAY INCONTRA, moderato da Nicola Bruno, Managing Partner SAY S.p.A. e scandito dagli interventi di Giovanni Manta, membro del Consiglio Nazionale Unimatica e Presidente di Confapi Padova Unimatica, e Valentina Trevisan, avvocato specializzato in comunicazione e diritto del digitale, fondatrice dello studio Legal for Creativity.
Il ruolo di Confapi e Unimatica nella trasformazione digitale
Nel suo intervento introduttivo, Giovanni Manta ha richiamato il ruolo di Unimatica all’interno del sistema Confapi e la responsabilità delle associazioni di categoria nell’accompagnare le imprese nella transizione digitale: «Unimatica raccoglie le aziende che si occupano di scienza dell’informazione, quindi di ICT, e ha come missione quella di accompagnare la trasformazione digitale delle nostre imprese», ha spiegato. «Parliamo spesso di intelligenza artificiale, di cybersecurity, ma questi temi non possono essere trascurati: serve formazione e serve consapevolezza». Un sistema, quello Confapi, che rappresenta un osservatorio privilegiato sui bisogni delle PMI. «Abbiamo centinaia di migliaia di aziende associate a livello nazionale e questo ci permette di intercettare esigenze concrete, soprattutto su temi che stanno cambiando il mercato in modo strutturale».
European Accessibility Act: cosa cambia per le imprese
Al centro del webinar, l’impatto dell’European Accessibility Act, che estende gli obblighi di accessibilità a tutti i prodotti e servizi con interfaccia digitale immessi sul mercato europeo. «Non è una norma lontana da noi», ha sottolineato Manta. «La Pubblica Amministrazione è stata antesignana, anche grazie al PNRR, ma oggi il perimetro si amplia: riguarda l’e-commerce, le telco, i servizi bancari, i trasporti e, nello specifico, anche i nostri siti web». Il sito aziendale, ha ricordato, è la principale finestra sul mondo dell’impresa e dovrà rispettare requisiti precisi. «Tutti i prodotti e servizi con interfaccia digitale messi sul mercato devono rispettare criteri di accessibilità, sia hardware sia software. È una norma europea e quindi rappresenta, di fatto, una condizione di accesso al mercato».
Onlife: accessibilità e privacy sono un tutt’uno
Per descrivere il contesto culturale in cui si inserisce questa evoluzione normativa, Manta ha citato il filosofo Luciano Floridi e il suo concetto di “onlife”. «Non ha più senso distinguere tra online e offline», ha spiegato. «Siamo costantemente connessi: l’informazione permea identità, relazioni, produzione e consumo». In questa dimensione, accessibilità e gestione dei dati diventano inseparabili. «Abbiamo una responsabilità verso le informazioni che immettiamo sul web e le imprese hanno una responsabilità verso i dati dei propri collaboratori e dei propri clienti. Accessibilità e privacy devono essere pensate insieme».
Perché conviene adeguarsi: non solo compliance
L’adeguamento normativo riduce il rischio legale, ma secondo Manta il valore va ben oltre. «Essere conformi riduce i rischi di contenzioso, di ritiro dal mercato, di esclusione. Parliamo di una norma europea: significa poter operare in tutti i Paesi dell’Unione senza barriere». C’è poi il tema della competitività. «Avere un sito a norma rappresenta un vantaggio nel public procurement. È un punto di forza nelle gare pubbliche». Ma soprattutto, l’accessibilità è una scelta di valore. «Un sito inclusivo riduce il digital divide. Permette a chiunque di informarsi, acquistare, prenotare, inviare un modulo, indipendentemente dalle proprie condizioni personali. Dobbiamo aprire la porta a tutti».
Brand, fiducia e valore umano
Per Manta, l’accessibilità è anche un tema reputazionale. «Un sito parla di noi. Racconta come consideriamo le persone anziane, chi ha una disabilità o una difficoltà temporanea. È una promessa pubblica di attenzione». Un brand che investe in inclusione rafforza la fiducia e la fidelizzazione. «Non cambia la facciata dell’azienda: cambia il pubblico che può entrare nella nostra casa digitale». E conclude con un messaggio chiaro: «Per anni l’accessibilità è stata vista come una nice to have, qualcosa di opzionale. Oggi non è più così. È un need to have, una condizione per stare sul mercato europeo e un’opportunità per generare valore competitivo e sociale».
Privacy, marketing e responsabilità d’impresa
Nel suo intervento, Valentina Trevisan ha approfondito i profili giuridici dell’accessibilità digitale e della gestione dei dati personali, con un focus specifico su e-commerce e marketing. Accessibilità e privacy richiedono un approccio integrato: informative trasparenti, raccolta del consenso corretta, tracciamenti configurati in modo conforme, ma anche interfacce comprensibili e fruibili da tutti. La compliance non è solo tecnica: è organizzativa e culturale. Coinvolge sviluppatori, marketing, legali e management in una strategia condivisa.
Un investimento strategico per le PMI
Il messaggio emerso dal webinar è chiaro: l’adeguamento non è solo un obbligo normativo, ma un investimento strategico. Investire in accessibilità e privacy significa ampliare il mercato, rafforzare il brand, migliorare l’esperienza utente e aumentare la competitività a livello europeo. Per le PMI italiane, la sfida è trasformare un vincolo in opportunità, facendo dell’inclusione digitale una leva concreta di crescita e innovazione.
Diego Zilio
Ufficio Stampa Confapi Padova
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