L'adozione dell'AI nelle PMI cresce a ritmi record, ma la metà delle imprese ignora o teme la complessità delle nuove regole. Come sottolineato dal nostro vicepresidente Giovanni Manta e da Giorgio Binda (Confapi Unimatica), l'AI Act è l'occasione per governare l'innovazione: ecco cosa c’è da sapere per essere preparati a una rivoluzione già in atto.
Nel 2025 il 15,7% delle PMI italiane con almeno 10 addetti ha integrato tecnologie di intelligenza artificiale nei propri processi, una percentuale quasi raddoppiata rispetto al 7,7% registrato nel 2024 (dati Istat). A livello europeo la media si attesta al 20%, con picchi del 30,4% tra le medie imprese e del 55% tra le grandi realtà corporate. Il tessuto produttivo della piccola e media impresa si sta muovendo rapidamente, spinto in particolare dalla diffusione dell'AI generativa, scelta dal 59,1% delle PMI italiane che usano l'AI per generare testi, immagini, codice o audio.
Tuttavia, di fronte alla velocità della tecnologia, l'incertezza resta elevata. Sempre secondo l'Istat, tra le aziende che hanno valutato l'adozione dell'AI senza poi procedere, il 58,6% indica la mancanza di competenze interne come ostacolo principale, mentre il 47,3% segnala la scarsa chiarezza sulle conseguenze legali e sui rischi di non conformità.
È in questo scenario che si inserisce l'entrata in vigore dell'AI Act europeo (Regolamento UE 2024/1689): una normativa che non deve essere vista come un freno, ma come uno schema di gioco chiaro per innovare in sicurezza. Per guidare le imprese in questo passaggio, Confapi Padova e Confapi Unimatica hanno promosso un incontro operativo focalizzato sul passaggio dalla teoria alla pratica aziendale.
Cosa prevede concretamente l'AI Act per una PMI?
L'AI Act adotta un approccio basato sul rischio (risk-based approach). Per un'azienda industriale o di servizi, comprendere la normativa significa innanzitutto saper classificare gli strumenti utilizzati.
La normativa individua innanzitutto le pratiche vietate ad alto rischio inaccettabile, come i sistemi di manipolazione comportamentale, la categorizzazione biometrica basata su dati sensibili o il social scoring: strumenti proibiti in modo assoluto, con sanzioni severe che per i casi più gravi possono raggiungere fino a 35 milioni di euro o il 7% del fatturato mondiale annuo dell'impresa.
Troviamo poi i sistemi ad alto rischio (High-Risk), categoria in cui rientrano gli algoritmi impiegati nella selezione e gestione delle risorse umane (come i software di filtraggio dei CV o la valutazione delle prestazioni), i sistemi usati nella gestione di infrastrutture critiche o il controllo qualità automatizzato in ambito medico e di sicurezza. Per questa fascia la legge richiede documentazione tecnica, tracciabilità, supervisione umana e valutazioni di impatto.
Particolare attenzione va riservata all'AI generativa e ai modelli General Purpose (GPAI), ossia gli strumenti come ChatGPT, Copilot o generatori di codice usati quotidianamente negli uffici. In questo caso la regola fondamentale è la trasparenza: l'azienda deve informare gli utenti che stanno interagendo con un'AI ed essere certa di rispettare il diritto d'autore nell'uso dei dati.
Infine, per tutti i software a rischio minimo o nullo — dai filtri antispam ai sistemi di raccomandazione standard — non è previsto alcun obbligo specifico, se non il rispetto delle buone pratiche generali.
La visione di Confapi: governare il cambiamento
«L’AI Act non va vissuto come un freno, ma come l’occasione per governare l’intelligenza artificiale invece di subirla», dichiara Giorgio Binda, Presidente di Confapi Unimatica. «Per una PMI il primo passo è semplice: sapere quali strumenti usa, chi li usa e con quali dati. Da lì si costruiscono regole proporzionate, senza burocrazia inutile. Come categoria che rappresenta le imprese del digitale, sentiamo la responsabilità di fare da ponte tra l’innovazione e il tessuto produttivo, perché nessuna azienda resti indietro solo perché la norma le è sembrata troppo complessa».
«L’intelligenza artificiale ha già superato la fase sperimentale ed è entrata nei processi aziendali spesso prima che le imprese ne abbiano piena consapevolezza», aggiunge Giovanni Manta, Vicepresidente Vicario di Confapi Padova e Presidente di Confapi Padova Unimatica. «I dati ci dicono che il freno principale per le PMI non è la mancanza di interesse, ma il timore della complessità legale e della mancanza di competenze. L’AI Act non è un freno all’innovazione ma rappresenta i binari che permettono all’innovazione di correre più veloce, nella direzione giusta. Come Confapi Unimatica l’obiettivo è accompagnare gli imprenditori affinché l’adeguamento non si traduca in burocrazia paralizzante, ma in una governance semplice e trasparente, capace di tutelare il valore dei dati aziendali e valorizzare il capitale umano».
Come mettere in sicurezza l'azienda in quattro passaggi
Per una PMI non serve creare da subito complessi dipartimenti di compliance. Il percorso di adeguamento suggerito si sviluppa lungo quattro direttrici essenziali:
Si parte dalla mappatura degli strumenti in uso (AI Audit) per censire tutte le applicazioni attive in azienda, individuando sia i software ufficiali sia il cosiddetto "Shadow AI" (l'uso informale e non autorizzato di piattaforme generative da parte dei dipendenti). Segue la classificazione del livello di rischio, per verificare se gli strumenti censiti rientrino tra quelli ad alto rischio o di uso generale.
Diventa poi fondamentale la definizione di una Internal AI Policy, ossia un regolamento interno semplice e chiaro che indichi al personale quali strumenti sono consentiti, quali dati aziendali o dei clienti non devono mai essere inseriti nelle piattaforme pubbliche e come verificare i risultati generati. Il percorso si completa con la formazione del personale e la due diligence sui fornitori, per garantire che i lavoratori conoscano limiti e potenzialità dei sistemi e che i fornitori tecnologici garantiscano la conformità alla normativa europea.
A supporto di questo percorso, le imprese associate possono accedere a un kit operativo contenente modelli di policy, checklist di controllo e bozze di clausole contrattuali per la gestione dei fornitori tecnologici.
Oltre l’adempimento: una leva di competitività
Il messaggio per il tessuto imprenditoriale è chiaro: l'adeguamento all'AI Act non è un mero adempimento formale, ma un investimento sulla fiducia di clienti e partner commerciali. Integrare l'intelligenza artificiale in modo sicuro, documentato e responsabile è oggi il requisito fondamentale per trasformare l'innovazione tecnologica in un vero vantaggio competitivo.
Diego Zilio
Ufficio Stampa Confapi Padova