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ARZENI: «PRODUTTIVITÀ FERMA, ENERGIA CARA, BUROCRAZIA SOFFOCANTE: COSÌ L’EUROPA RISCHIA DI RESTARE INDIETRO»

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Nel cuore dell’Assemblea 2026 di Confapi Padova, dedicata alle sfide che stanno ridisegnando il futuro della manifattura del Nord Est, l’intervento di Sergio Arzeni – presidente di INSME ed economista di riferimento a livello internazionale – ha offerto una lettura lucida e senza sconti dei grandi cambiamenti in atto nell’economia globale. Un’analisi che ha intrecciato finanza, geopolitica, produttività, energia e talento, riportando al centro il ruolo strategico delle piccole e medie imprese.

Arzeni ha aperto il suo intervento richiamando l’attenzione sull’instabilità dei mercati e sull’effetto distorsivo dell’entusiasmo per l’intelligenza artificiale. «Negli Stati Uniti oltre il 60% dei risparmi delle famiglie è investito in Borsa – ha osservato – e questo alimenta l’idea che Wall Street sia troppo grande per fallire. Ma la storia ci insegna che nessun sistema è invulnerabile». Un monito che si inserisce in un quadro globale segnato da un dato impressionante: il debito mondiale, pubblico e privato, ha raggiunto i 365‑375 trilioni di dollari, più di tre volte il PIL del pianeta. «È una montagna che cresce senza sosta e che prima o poi presenterà il conto», ha aggiunto.

Sul fronte geopolitico, Arzeni ha ricordato come gli Stati Uniti stiano aumentando in modo significativo la spesa militare, già oggi vicina ai mille miliardi di dollari l’anno. «Washington vuole incrementarla del 50%. Questo significa che oltre metà della spesa militare mondiale è americana. È un segnale di quanto il mondo sia entrato in una fase di competizione strutturale».

In questo scenario complesso, Arzeni ha riconosciuto la straordinaria resilienza del sistema italiano delle PMI. «L’Italia, con una popolazione pari alla metà di quella giapponese, ha ottenuto risultati economici migliori del Giappone. È un autentico miracolo industriale», ha affermato, sottolineando però come il Paese resti frenato da due nodi storici: produttività e salari fermi da trent’anni.

Il confronto con gli altri grandi Paesi europei è stato netto: «La Francia accumula deficit commerciali tra 50 e 120 miliardi l’anno, la Germania surplus tra 150 e 250 miliardi. L’Italia sta in mezzo, più equilibrata, ma non abbastanza forte da dettare la rotta». A pesare, ha ricordato, è anche il costo dell’energia: «Un’impresa francese può pagare l’energia fino al 40% in meno rispetto a un’impresa italiana. Con differenze così ampie, competere diventa un’impresa titanica».

Durissimo il passaggio sulla burocrazia: «Secondo Eurostat, la burocrazia costa alle imprese europee 150 miliardi l’anno. In Germania, negli ultimi tre anni, le aziende hanno assunto 300.000 persone solo per gestire adempimenti e report. È un freno che riduce produttività e competitività». E l’Europa, ha aggiunto, «è in ritardo sull’intelligenza artificiale: non abbiamo un ruolo competitivo e questo rende ancora più urgente investire in energia, digitalizzazione e innovazione».

Un altro tema cruciale è quello del risparmio privato: «L’Italia ha un patrimonio enorme nelle mani delle famiglie, ma la finanza alternativa vale appena il 4% della media europea. Continuiamo a dipendere quasi esclusivamente dalle banche. Così non si finanzia la crescita».

Arzeni ha poi richiamato l’attenzione sulla crisi tedesca, spesso sottovalutata nel dibattito pubblico italiano: «Volkswagen era una fortezza, oggi è in difficoltà. I costi logistici e dei trasporti stanno esplodendo. Se la Germania rallenta, l’Europa rallenta».

Infine, un passaggio decisivo sul tema dei talenti: «Il vero vantaggio competitivo della Cina è la capacità di trattenere e attrarre ricercatori. Negli Stati Uniti il 40% dei ricercatori è straniero, e molti esperti di AI sono cinesi. Ma sempre più spesso tornano in Cina. La competizione del futuro si giocherà sulla capacità di attrarre cervelli, non solo capitali».

Arzeni ha chiuso con un appello forte alla coesione: «Le grandi potenze e le grandi imprese hanno una forza enorme. Per questo le PMI, le associazioni e l’Europa devono fare massa critica. Se non stiamo uniti, le grandi forze globali ci schiacciano».

Diego Zilio

Ufficio Stampa Confapi Padova

stampa@confapi.padova.it

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