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FUSIONI TRA COMUNI NEL PADOVANO, CONFAPI: «MODO GIUSTO PER DARE FORZA A IMPRESE E TERRITORIO. SERVE UNA VISIONE STRATEGICA PER PADOVA SUD»

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Il vicepresidente Giovanni Manta interviene alla vigilia del referendum per il nuovo Comune di Atesia e nel dibattito sulle aggregazioni nella Sculdascia: «I piccoli enti faticano a pagare i tecnici e a garantire i servizi. Sì all’accorpamento, ma servono percorsi realistici». I dati di Fabbrica Padova: il 45% dei Comuni padovani ha meno di 5.000 abitanti e ospita solo il 15% della popolazione.

 

Alla vigilia dell’importante appuntamento referendario del 25 e 26 ottobre che chiamerà i cittadini di Granze e Sant’Elena a votare per la nascita del nuovo Comune di Atesia, e nel bel mezzo del dibattito riaccesosi nella Bassa Padovana sull’ipotesi di un “super Comune della Sculdascia” da 20 mila abitanti, Confapi prende una posizione tanto favorevole quanto netta. A richiamare l’attenzione sull’urgenza di superare la frammentazione amministrativa sono prima di tutto i numeri del suo centro studi, Fabbrica Padova: su 101 Comuni della provincia di Padova, ben 46 (il 45,5% del totale) contano meno di 5.000 abitanti, ospitando appena il 15% della popolazione complessiva. Una polverizzazione che genera inefficienze strutturali per i servizi pubblici e penalizza il tessuto economico, aggravata dal costante calo demografico che colpisce l’area di Padova Sud e riduce il gettito fiscale per gli enti locali. A ciò si aggiungono le ragioni economiche: per il nascente Comune di Atesia si stima un contributo statale straordinario di circa 570 mila euro all’anno per 17 anni (pari a quasi 9,7 milioni di euro totali), oltre al contributo una tantum di 600 mila euro garantito dalla Regione Veneto. Risorse che, senza la fusione, andrebbero perse.

Su questo scenario interviene Giovanni Manta, vicepresidente vicario di Confapi Padova con delega all’area di Padova Sud: «Guardiamo con profondo favore al referendum del 25 e 26 ottobre per Atesia. Se approvato, sarà il terzo Comune nato da una fusione nella Bassa Padovana nell’ultimo decennio, dopo Borgo Veneto e Santa Caterina d’Este. È la dimostrazione concreta che unire le forze è possibile e conveniente. I piccoli municipi fanno oggi una fatica enorme a reperire e sostenere le risorse umane e tecniche necessarie per gestire le manutenzioni stradali, i servizi sociali o per intercettare i bandi complessi. Sostenere l’accorpamento e la gestione associata dei servizi è una strada obbligata per dare respiro al territorio e liberare risorse da destinare a investimenti e riduzione della pressione fiscale».

Il calo demografico pesa infatti anche sui servizi che tengono vive le comunità, a partire dalla scuola: con sempre meno nati, diversi plessi della Bassa Padovana rischiano l’accorpamento o la chiusura per mancanza di iscritti. «Una scuola che chiude è un pezzo di paese che se ne va – osserva Manta – e rende il territorio meno attrattivo per famiglie e lavoratori. Un ente più grande può programmare l’offerta scolastica e i trasporti su scala più ampia e difendere meglio i propri plessi. Lo stesso vale per temi di area vasta come ad esempio ambiente, rischio idrogeologico e viabilità, che non conoscono confini comunali: affrontarli insieme significa pianificare in modo coerente e presentarsi più forti ai bandi, che premiano sempre più le aggregazioni».

Commentando poi la proposta emersa in questi giorni nell’area della Sculdascia relativa a un maxicomune da oltre 20.000 abitanti che comprederebbe Borgo Veneto, Casale di Scodosia, Merlara, Urbana, Masi, Castelbaldo e Piacenza d'Adige – su cui diversi sindaci del territorio hanno espresso forte scetticismo ed estrema prudenza –, Manta invita al realismo: «L’ambizione di fondo emersa nel dibattito della Sculdascia è comprensibile: dare a Padova Sud un peso politico ed economico coerente con la sua forza produttiva. Tuttavia, dobbiamo stare attenti a non passare dall’estremità della frammentazione a suggestioni sproporzionate che rischiano di paralizzare qualsiasi percorso di fusione. Servono passi graduali, omogenei e territorialmente coerenti. Che si tratti di unioni a due o tre Comuni confinanti, o di collaborazioni strategiche avanzate in linea con gli Ambiti Territoriali Sociali (ATS) promossi dalla Regione, ciò che conta per il mondo delle imprese sono i risultati tangibili: ridurre i costi di gestione, velocizzare la burocrazia pubblica e pianificare le infrastrutture su scala sovracomunale».

Confapi Padova ribadisce la propria disponibilità a collaborare con le amministrazioni locali: «L’Associazione è pronta ad affiancare i Comuni e i comitati mettendo a disposizione analisi di fattibilità economica e competenze. Fare rete è la chiave per la competitività di Padova Sud. Ci auguriamo che il voto per Atesia sia un segnale positivo e un apripista per percorsi d’aggregazione concreti, realistici e di reale beneficio per tutto il nostro tessuto sociale ed economico» conclude Manta.

 

Nella foto Giovanni Manta

 

Diego Zilio

Ufficio Stampa Confapi Padova

stampa@confapi.padova.it

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