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«IL SUD-EST ASIATICO È LA NUOVA FRONTIERA PER LE IMPRESE VENETE»

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Manlio d’Agostino Panebianco, moderatore dell’incontro con i rappresentanti diplomatici dei Paesi dell’Asean del 23 aprile: «Nell’esprimere l’onore e la gratitudine di avere gli Ambasciatori a Padova, la nostra città ed il Veneto si propongono di avere un ruolo chiave, proattivo e resiliente, in un momento di stallo geopolitico: il Sud-Est asiatico è uno dei fronti più promettenti per l’internazionalizzazione, una delle possibili opportunità, nello spirito di non subire gli eventi globali, ma di proiettarsi verso alternative concrete».

 

In un contesto geopolitico incerto, le imprese del Nord Italia – e del Veneto in particolare – sono chiamate a guardare anche ed oltre i mercati tradizionali. Il Sud-Est asiatico, con i Paesi dell’ASEAN, rappresenta oggi una delle aree più dinamiche a livello globale, sia per l’export sia per le opportunità di partnership industriali. Parliamo di numeri importanti: l’interscambio tra Italia e Paesi ASEAN supera i 20 miliardi di dollari. Le esportazioni italiane si collocano attorno agli 11 miliardi di euro, con tassi di crescita molto significativi negli ultimi anni, nell’ordine del 40-50% nel medio periodo. Il tema sarà al centro del convegno “ASEAN Trade and Investment Opportunities”, in programma giovedì 23 aprile all’Archivio Antico di Palazzo del Bo, all’Università di Padova. Ne abbiamo parlato con Manlio d’Agostino Panebianco, console onorario della Malaysia a Padova, e moderatore dell’incontro.

Perché è importante, oggi, per un imprenditore partecipare?

«In un momento di oggettiva incertezza legata allo stallo geopolitico, le regioni del Nord Italia – storicamente le più produttive – hanno l’opportunità di individuare in un’area ad alto tasso di crescita come quella ASEAN nuove possibilità, sia in termini di import-export sia di partnership industriali.

E questo incontro ha un significato preciso: non aspettare gli eventi globali, ma cercare di governarli, offrendo alle imprese la possibilità di interloquire direttamente con i massimi rappresentanti istituzionali di quei Paesi, per poter individuare alcune soluzioni concrete. Si tratta di un’occasione molto particolare, quasi unica: la presenza di cinque diplomatici a Padova, contemporaneamente. È un segnale del livello di attenzione che questi Paesi riservano al nostro territorio e alla sua capacità di dialogo economico e istituzionale».

Il Veneto che ruolo ha?

«Il Veneto incide in modo rilevante. I flussi verso questi mercati superano i 2,3 miliardi di euro, pari al 20% circa del totale nazionale: è una quota altamente significativa che conferma come il territorio sia particolarmente dinamico e attrattivo. Questo spiega anche perché iniziative di questo tipo trovino spazio proprio a Padova: qui c’è un tessuto imprenditoriale fortemente orientato all’internazionalizzazione».

Quali sono i principali scambi tra Italia e ASEAN?

«I dati parlano di un consolidato e forte rapporto bidirezionale, in cui da un lato importiamo materie prime e semilavorati – metalli, componenti, elementi utilizzati anche nella filiera della moda – dall’altro esportiamo il Made in Italy, che in quell’area è molto conosciuto e apprezzato. Personalmente, ho visto personalmente nei miei viaggi come la presenza dei nostri prodotti e dei nostri marchi sia molto diffusa, e testimonia una domanda consolidata».

Esistono già legami concreti con il territorio padovano?

«Assolutamente sì. I rapporti sono consolidati e non solo a livello commerciale. Ci sono imprese padovane coinvolte nelle filiere internazionali, anche nel settore energetico e tecnologico. Alcuni fornitori legati a grandi gruppi asiatici operano proprio a Padova, a dimostrazione di una connessione industriale già attiva e strutturata».

Dal punto di vista imprenditoriale, cosa rende questi Paesi interessanti?

«Una caratteristica spesso sottovalutata è la somiglianza del tessuto produttivo. I Paesi ASEAN, pur con la presenza di grandi gruppi, sono caratterizzati da una forte diffusione di piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare.

È un modello che ricorda molto quello italiano e veneto. Questo facilita i rapporti: c’è una maggiore affinità culturale e una modalità di fare impresa più vicina alla nostra. Senza considerare che molti di questi Paesi hanno modelli commerciali e giuridici molto simili ai nostri. Questo significa regole contrattuali più familiari per le imprese europee e quindi maggiore facilità di accesso e operatività».

 

Diego Zilio

Ufficio Stampa Confapi Padova

stampa@confapi.padova.it

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