All’Innovation Training Summit by EFI, a Roma, l’azienda padovana, associata a Confapi, ha conquistato il premio più ambito. L’intervista alla Ceo Laura Sposato: «L’AI può rendere la selezione più equa, veloce e trasparente»
All’Innovation Training Summit by EFI, il 26-27 marzo 2026 a Roma, Joule, azienda padovana associata a Confapi, ha conquistato il premio più ambito: Startup dell’Anno nel settore EdTech & HRTech. Non una menzione, non una shortlist: una vittoria piena, arrivata dopo un pitch serrato, il confronto con la giuria e il voto del pubblico. Un riconoscimento che premia visione, ricerca e un impatto già misurabile nel mondo della selezione e della valorizzazione del talento. Oltre al riconoscimento, a colpire è la tecnologia che sta alla base del progetto: Joule ha sviluppato Joule Artificial Intelligence (JAI), un algoritmo proprietario che rivoluziona il processo di selezione del personale: in pochi secondi genera annunci ottimizzati, analizza i CV per individuare le competenze chiave e valuta hard e soft skill dei candidati attraverso brevi video e domande mirate. Grazie a un database intelligente e a ricerche avanzate per parametri personalizzati, il recruiter può individuare rapidamente i profili più adatti. Ogni fase del recruiting - dalla pubblicazione dell’annuncio alla scelta finale - diventa così più veloce, precisa ed efficace
Ne abbiamo parlato con Laura Sposato, CEO di Joule e presidente del Comitato provinciale per l’Imprenditoria Giovanile della Camera di Commercio di Padova. Una giovane imprenditrice che sta portando un pezzo di Padova nel cuore dell’innovazione.
Partiamo dal premio: ve lo aspettavate?
«In realtà no, non ce l’aspettavamo affatto. EFI ogni anno seleziona le startup più influenti nel settore HR e quest’anno siamo entrati tra le 12 realtà più promettenti. Siamo andati a Roma per il pitch finale davanti alla giuria, ed è lì che ci siamo giocati tutto. È stato emozionante, c’era tensione, ma è stata una soddisfazione enorme».
Quindi una selezione in due fasi?
«Esatto. Prima la selezione “offline”, fatta direttamente da EFI sulle startup italiane più rilevanti. Poi la gara vera e propria sul palco, con pitch e votazione finale. Una bella esperienza».
Per inquadrare Joule: com’è cresciuta l’azienda in questi anni?
«Il nostro primo bilancio è del 2022, perché Joule è nata formalmente il 4 novembre 2021. In quell’anno abbiamo raccolto un milione di euro di aumento di capitale per costruire l’infrastruttura attorno al nostro algoritmo. Siamo usciti sul mercato nel 2023, dopo due anni di ricerca e sviluppo: abbiamo chiuso quell’anno con 97 mila euro di fatturato. Nel 2024 siamo saliti a 401 mila euro, con un piccolo utile. E lo scorso anno abbiamo raggiunto 606 mila euro di fatturato e 75 mila euro di utile. Una crescita importante, soprattutto perché l’azienda oggi è sana e sostenibile, e al momento coinvolge 15 persone».
Che tipo di aziende si rivolgono a voi?
«Principalmente medie e grandi imprese che hanno volumi significativi di turnover o molti dipendenti. Lavoriamo con realtà come Unipol, Banca Sistema, Arriva Italia, Open Baladin.
Da un lato li supportiamo nello screening dei candidati, soprattutto quando ricevono migliaia di candidature. Dall’altro li aiutiamo nella valutazione interna delle competenze, per capire chi hanno in casa e come valorizzarlo».
Quindi non solo recruiting, ma anche retention e sviluppo?
Esatto. Siamo partiti dal recruiting perché è il mondo da cui provengo - mio padre, Luigi, è presidente di Eurointerim - ma oggi il nostro algoritmo viene usato moltissimo per gli assessment interni. In un mercato in cui trovare talenti è sempre più difficile, guardare alle persone che hai già in azienda è spesso la scelta più efficiente. Con la nostra piattaforma puoi mappare competenze soft e hard, capire chi può crescere, chi può cambiare ruolo, chi può essere formato. A volte scopri che la figura che stai cercando… ce l’hai già».
Dal 2021 a oggi il mondo dell’AI è cambiato radicalmente. Come avete vissuto questa evoluzione?
«Quando siamo partiti noi non esisteva nemmeno ChatGPT. Parlare di intelligenza artificiale nel 2021 significava spiegare tutto da zero. Oggi invece è un tema conosciuto, e questo ci ha aiutato: non dobbiamo più giustificare la tecnologia, possiamo concentrarci sul valore che porta.
È chiaro che queste tecnologie stanno cambiando il modo di lavorare. Le aziende che non si adeguano rischiano di rimanere indietro. L’AI non è futuro: è presente. In alcuni casi è già passato».
«Il vostro software come si è evoluto?
Tantissimo. Abbiamo aggiunto competenze, ampliato le soft skill analizzate, migliorato il modello. Oggi abbiamo un’attendibilità dell’86%, che è un dato molto alto. E continuiamo a lavorare: non ci sentiamo “arrivati”, e probabilmente non lo saremo mai. È un’evoluzione continua».
Quali sono le prossime sfide?
«Nel 2026 vogliamo spingere molto il prodotto dedicato all’assessment interno. È un’esigenza crescente e crediamo sarà uno dei nostri asset principali. In parallelo stiamo aprendo un nuovo aumento di capitale, previsto per metà anno, per accelerare ulteriormente lo sviluppo e raggiungere più velocemente gli obiettivi che ci siamo dati».
Diego Zilio
Ufficio Stampa Confapi Padova