Intervista esclusiva di Confapi Padova al nuovo assessore veneto al Bilancio: dalla manovra da 18 miliardi alla fiscalità, dagli strumenti regionali alle infrastrutture strategiche, prosegue il confronto dell’Associazione con i protagonisti della scena istituzionale veneta sui temi chiave per la competitività del sistema produttivo. «Veneto Sviluppo deve evolvere verso una versione ancora più agile a sostegno di investimenti e filiere produttive. La ZLS a Padova Sud? Io ci credo».
Il bilancio è il luogo in cui le scelte politiche diventano concrete e misurabili. È da qui che passa buona parte della credibilità di un’amministrazione regionale, soprattutto in una fase economica complessa come quella attuale. Prosegue da questo presupposto il dialogo di Confapi con i protagonisti della scena politica e istituzionale del territorio: dopo l’intervista all’assessore regionale allo Sviluppo economico Massimo Bitonci, l’Associazione ha incontrato Filippo Giacinti, da poco nominato assessore al Bilancio della Regione Veneto.
Avvocato penalista, Giacinti è stato eletto per la prima volta sindaco di Albignasego nel 2016 con il 62 per cento dei consensi, per poi essere riconfermato nel 2021 con quasi l’80 per cento. Sposato con Chiara, padre di Gregorio e Letizia, è approdato in Consiglio regionale con oltre 12 mila voti. E qui affronta i nodi centrali della manovra di bilancio, della fiscalità regionale, del ruolo degli strumenti operativi della Regione e delle principali partite infrastrutturali strategiche per il sistema produttivo veneto.
Assessore, innanzitutto un grande in bocca al lupo per questo nuovo incarico e, prima ancora, per i numeri record della sua elezione, dimostrazione tangibile di quanto abbia pagato il lavoro concreto da amministratore alla guida di Albignasego. Tra le prime incombenze alle porte c’è l’approvazione del bilancio vero e proprio, dopo una fase in cui la contabilità della Regione deve fare i conti con l’esercizio provvisorio. Quando conta che sarà approvato? E che valore avrà?
«Grazie innanzitutto, questa intervista mi permette di ringraziare tutti i cittadini della provincia di Padova che hanno riposto la loro fiducia in me. Siamo attualmente in una fase di esercizio provvisorio, una condizione tecnica che ci impone di operare "in dodicesimi". Non è la situazione ideale per una macchina complessa come la nostra, ma stiamo marciando speditamente. L’obiettivo concordato con la Conferenza Capigruppo è di approvarlo con qualche settimana di anticipo rispetto al termine del 30 aprile. Abbiamo già varato le direttive in Giunta per costruire i disegni di legge di stabilità e bilancio ed entro il mese di febbraio approveremo i tre Disegni di Legge. Parliamo di una manovra che si aggira complessivamente sui 18 miliardi di euro».
È al vaglio l’introduzione dell’Irpef regionale?
«Non interverremo sull’Irpef, stiamo recuperando delle risorse attraverso la razionalizzazione delle spese ed il recupero dell’evasione».
Il tema si lega a quello del federalismo fiscale: è fiducioso a riguardo?
«Sono fiducioso e nello stesso tempo sono portato alla prudenza che riflette probabilmente l’esperienza da amministratore locale. Il federalismo è la chiave per premiare le regioni virtuose come la nostra, ma dobbiamo attendere che il quadro nazionale si stabilizzi per capire l'impatto reale sui trasferimenti. Solo con una reale autonomia potremo calibrare una leva fiscale ancora più vicina alle esigenze dei veneti».
E per quanto riguarda le aliquote Irap?
«Anche per le imprese, le aliquote rimarranno invariate».
Apriamo il capitolo relativo agli strumenti regionali. Negli ultimi mesi si è discusso molto del ruolo degli strumenti operativi regionali – Veneto Sviluppo, Veneto Innovazione, AVEPA – chiamati a sostenere imprese e investimenti. Quale identità e quale funzione immagina per queste strutture nel nuovo corso regionale e come possono diventare ancora più efficaci e tempestive nel rispondere ai bisogni del sistema produttivo?
«Questi enti non devono essere solo dei "distributori di fondi", ma dei veri partner strategici del sistema produttivo. Immagino strutture sempre più integrate: Veneto Sviluppo deve evolvere verso una gestione del credito ancora più agile e vicina alle PMI, mentre Veneto Innovazione giocherà un ruolo centrale nella transizione verso la Manifattura 5.0 e l'Agenda Digitale (che ho l'onore di coordinare). La parola d'ordine è semplificazione. Stiamo lavorando per rendere l'erogazione delle risorse più tempestiva, riducendo la burocrazia tramite la digitalizzazione dei processi».
Ora una domanda che le rivolgiamo soprattutto nella sue veste di esponente politico del territorio: negli scorsi mesi Confapi ha avanzato la proposta di un’estensione della ZLS all’area di Padova Sud, un’ipotesi che ha trovato un riscontro positivo anche da parte del ministro Urso, che l’ha rilanciata in occasione della sua visita nella sede dell’Associazione lo scorso novembre. Qual è la sua posizione rispetto a questa proposta e quale ruolo possono avere le ZLS nel rafforzamento delle filiere produttive e logistiche del territorio?
«L’estensione della ZLS all'area di Padova Sud mi trova favorevolmente convinto. La proposta di Confapi, rilanciata dal Ministro Urso, è lungimirante. La Bassa Padovana o Padova Sud non è un'area marginale, ma un cuore pulsante di logistica e manifattura. Estendere le agevolazioni fiscali e le semplificazioni amministrative della ZLS (già attive per Venezia e Rovigo) anche a Padova Sud permetterebbe di creare un corridoio economico continuo, rafforzando le filiere che hanno necessità di mettere in rete i distretti della meccanica e dell'agroalimentare con i grandi hub logistici. È evidente che gli investitori hanno bisogno di procedure doganali e burocratiche più snelle. Attualmente in Veneto è presente un’unica grande Zona Logistica Semplificata, denominata "ZLS Porto di Venezia - Rodigino". Nonostante sia una sola, la sua portata è strategica e complessa, poiché mette in rete realtà diverse sotto un'unica regia per massimizzare l'attrattività del nostro territorio».
Poche settimane fa si è tenuto un incontro tra il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, e il ministro Matteo Salvini: al centro la holding autostradale 100% pubblica imperniata su Cav, Concessioni autostradali venete, che ora punta «in via definitiva» all’affidamento in house della Brescia-Padova. Che implicazioni comporta questo progetto?
«Le infrastrutture autostradali rappresentano una vera e propria ossatura strategica per la mobilità del Veneto e per la competitività del nostro sistema economico. Le concessioni autostradali non sono solo strumenti di gestione, ma veicoli fondamentali di investimento, manutenzione e sviluppo. In questo quadro si inserisce l’esperienza di Concessioni Autostradali Venete (CAV), società interamente pubblica, costituita per la gestione del Passante di Mestre e di altre infrastrutture strategiche. Un modello che ha dimostrato di funzionare: gli eventuali utili prodotti dalla gestione non vengono distribuiti, ma reinvestiti integralmente sul territorio regionale, a favore della sicurezza, della manutenzione e del potenziamento delle infrastrutture esistenti. L’ipotesi di affidamento in house della Brescia–Padova a CAV va letta in questa prospettiva. Significherebbe rafforzare una concessionaria pubblica efficiente, ampliandone il perimetro gestionale da circa 74 chilometri a un sistema di quasi 400 chilometri complessivi, comprendente l’A4, l’A31 e una rete di tangenziali e raccordi. Questo consentirebbe non solo una gestione industriale più integrata e razionale, ma soprattutto di garantire che gli utili generati dalla concessione, oltre agli investimenti previsti dal Piano Economico Finanziario, restino a beneficio del territorio veneto, contribuendo alla qualità e alla disponibilità delle infrastrutture nel lungo periodo».
Tra i temi sollevati anche da Confapi, nel dibattito che ha preceduto le elezioni regionali c’è quello relativo al Grande Raccordo Anulare di Padova, in particolare per quanto riguarda il completamento della bretella da Padova Sud fino a Villafranca Padova. Sarà realizzato?
«Il tema del Grande Raccordo Anulare di Padova è noto e più volte affrontato nel corso degli anni. In passato l’intervento è stato impostato attraverso una procedura di project financing che, tuttavia, non ha trovato un esito positivo per la mancanza di interesse da parte del promotore. La vicenda è stata anche oggetto di un contenzioso, conclusosi favorevolmente per l’amministrazione regionale. Questo ha determinato, di fatto, la chiusura definitiva di quella specifica impostazione progettuale. Ciò non significa che il bisogno infrastrutturale sia venuto meno. Il completamento del sistema viabilistico nell’area padovana, compresa la connessione tra Padova Sud e l’area di Villafranca Padovana, resta una necessità reale, insieme a molte altre criticità presenti sul territorio. La Regione è pienamente consapevole di queste esigenze e continuerà a monitorare le opportunità future, qualora si creassero le condizioni tecniche, finanziarie e procedurali per intervenire».
Diego Zilio
Ufficio Stampa Confapi Padova