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«L’EXPORT NON È PIÙ SOLO UN’OPZIONE»: FRANCESCA ALICATA (SIMEST) SPIEGA PERCHÉ INVESTIRE ADESSO E COME SFRUTTARE I NUOVI FONDI ANTI-CRISI

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In un momento in cui le imprese sono chiamate a decidere oggi come vogliono competere domani, Confapi Padova dedica una serata alle opportunità concrete per crescere, innovare e aprirsi ai mercati esteri. L’incontro “Investire oggi per competere domani” (giovedì 11 giugno 2026 ore 18, al Centro Culturale Aldo Rossi di Borgoricco) è pensato per offrire alle PMI del territorio una bussola chiara tra strumenti, risorse e misure a sostegno degli investimenti e dell’internazionalizzazione. Attorno allo stesso tavolo siederanno Regione Veneto, Ministero delle Imprese e del Made in Italy, SACE, SIMEST e Cassa Depositi e Prestiti: il Sistema Paese che ogni giorno accompagna le aziende italiane nei processi di innovazione, apertura ai mercati e rafforzamento competitivo. Un appuntamento rivolto agli imprenditori che vogliono pianificare il futuro della propria impresa con maggiore consapevolezza, trasformando le opportunità disponibili in investimenti reali, crescita e sviluppo. Per anticipare i temi dell’incontro abbiamo intervistato Francesca Alicata, responsabile Relazioni Esterne di SIMEST, che ci ha offerto una lettura chiara delle sfide attuali e delle opportunità oggi a disposizione delle PMI.



Dottoressa Alicata, partiamo dal contesto globale. Le imprese vivono una fase di forte instabilità: costi energetici, tensioni geopolitiche, crisi logistiche. Quali sono oggi le esigenze più urgenti che intercettate dalle PMI?

«Le aziende italiane, soprattutto le piccole e medie imprese, stanno affrontando pressioni significative: l’aumento dei costi dell’energia, le ripercussioni della crisi nel Golfo Persico, le gravi difficoltà logistiche legate allo Stretto di Hormuz. In questo scenario SIMEST si muove con estrema dinamicità per offrire un supporto che sia reale, concreto e tempestivo. Il nostro obiettivo è sostenere la competitività internazionale delle imprese, aiutandole a non rallentare proprio nel momento in cui il mercato globale richiede più solidità, flessibilità e capacità di reazione».

 

Avete appena lanciato una nuova misura dedicata proprio a queste emergenze. Di cosa si tratta?

«Si chiama “Energia per la competitività internazionale” ed è un plafond da 800 milioni di euro, promosso in stretta collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI). È uno strumento pensato specificamente per le aziende esportatrici o per quelle che fanno parte di una filiera a vocazione internazionale che hanno subito gli effetti delle crisi geopolitiche e l’impennata dei costi energetici. Prevede condizioni eccezionali: un tasso di interesse agevolato quasi azzerato, attualmente intorno allo 0,3%, e una quota di contributo a fondo perduto che oscilla tra il 20% e il 30% a seconda della dimensione aziendale. Inoltre, parliamo di finanziamenti concessi in regime de minimis che presentano vantaggi strategici enormi: non vanno in Centrale Rischi – salvaguardando la capacità di credito dell’azienda verso le banche – e offrono importanti opportunità di ottimizzazione finanziaria, come la possibilità di destinare una parte delle risorse al rafforzamento patrimoniale o al finanziamento soci».


Perché è così importante che una PMI investa adesso e non aspetti “tempi migliori”?

«Perché l’export non è più un’opzione facoltativa: è un elemento strutturale della crescita e della sopravvivenza stessa delle nostre imprese. Aspettare che il quadro geopolitico si stabilizzi è un rischio che non possiamo permetterci. I grandi capofiliera internazionali (i cosiddetti “Champions”) oggi scelgono i propri partner basandosi su criteri rigidissimi: cercano fornitori strutturati, digitalizzati, sostenibili e dotati di specifiche certificazioni. Chi si ferma adesso rischia di rimanere definitivamente tagliato fuori dal mercato. Il Governo, tramite SIMEST, mette a disposizione strumenti che funzionano come un vero e proprio ammortizzatore per investire in sicurezza: è esattamente questo il momento di coglierli».


Qual è l’errore più frequente che vede nelle imprese che si affacciano ai mercati esteri?

«Sicuramente il non essere abbastanza strutturate o l’approcciare l’estero in modo estemporaneo. A volte manca una pianificazione chiara, altre volte non si investe abbastanza in tutele, certificazioni o in analisi preliminari dei mercati di destinazione. Proprio per questo l’offerta di SIMEST è estremamente variegata e pensata per seguire passo dopo passo l’intera "curva di internazionalizzazione" dell’azienda, adattandosi al suo specifico grado di maturità. Affianchiamo le imprese fin dall’inizio con il finanziamento degli studi di fattibilità e lo sviluppo di competenze interne, agevolando ad esempio l’inserimento di figure professionali specializzate come i Temporary Manager. Sosteniamo poi la partecipazione a fiere internazionali, l’ottenimento di certificazioni e, per le realtà più mature, l’apertura di vere e proprie strutture commerciali all’estero. Senza dimenticare i finanziamenti dedicati alla transizione ecologica e digitale, che le aziende possono richiedere anche per investimenti strutturali da realizzare nella propria sede in Italia, purché abbiano una quota di export o facciano parte di una filiera produttiva orientata ai mercati esteri».


Il Veneto è una delle regioni che esportano di più, tant’è che la voce export incide per oltre il 41% del suo Pil. Le imprese venete hanno caratteristiche particolari rispetto ad altri territori nell’approccio ai vostri strumenti?

«Al di là dei dati specifici che la mia collega illustrerà nel dettaglio durante l’incontro, posso dire che il tessuto produttivo veneto dimostra storicamente una grandissima reattività. Molte aziende del territorio hanno compreso a fondo la vera natura di SIMEST: noi non ci sostituiamo al sistema bancario tradizionale, ma ci affianchiamo ad esso come partner strategici. Questo è un valore immenso per una PMI. Significa che un progetto di sviluppo ampio può essere co-finanziato: una parte tramite i nostri strumenti agevolati e una parte attraverso gli istituti di credito. In questo modo l’imprenditore moltiplica le proprie opzioni di crescita senza appesantire il bilancio e senza intaccare le linee di credito ordinarie. È un approccio estremamente pragmatico che si sposa perfettamente con la cultura d’impresa di questo territorio».


L’11 giugno sarete a Padova per un confronto diretto con le imprese. Che cosa si porteranno a casa gli imprenditori che parteciperanno?

«Una panoramica chiara, concreta e aggiornata su tutte le opportunità e le agevolazioni disponibili in questo momento. Ma soprattutto si porteranno a casa un metodo: la consapevolezza che, lavorando insieme al “Sistema Paese” presente al tavolo di Confapi, esistono gli strumenti reali per trasformare un’idea in un progetto strategico, un progetto in un investimento protetto e, infine, quell’investimento in crescita e competitività per il futuro. È un’occasione di confronto diretto da non perdere».

 

Diego Zilio

Ufficio Stampa Confapi Padova

stampa@confapi.padova.it

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