Nel finale dell’Assemblea 2026 di Confapi Padova, quando la sala di Villa Molin era ormai immersa nel cuore del dibattito su energia, geopolitica e competitività industriale, l’intervento di Mario Mauro – già Ministro della Difesa e vicepresidente vicario del Parlamento europeo – ha portato sul palco una riflessione di ampio respiro: la necessità di comprendere che il mondo sta entrando in una fase di “stabilità dell’instabilità”. Una condizione nuova, strutturale, in cui economia, sicurezza, industria e politica internazionale si intrecciano in modo sempre più profondo.
«Non siamo davanti a un semplice cambiamento – ha esordito Mauro – ma a un cambiamento d’epoca». L’Europa, ha spiegato, non ha ancora piena consapevolezza della propria fragilità: «Siamo un continente fatto di Paesi piccoli, e di Paesi che non si sono ancora accorti di esserlo. Viviamo una condizione di inferiorità geopolitica, demografica e strategica che non possiamo più ignorare».
Ripercorrendo la storia recente, Mauro ha ricordato che il mondo nato nel 1945 – con Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Unione Sovietica a spartirsi le sfere di influenza – non esiste più. «Allora l’Europa contava 500 milioni di abitanti su una popolazione mondiale di 2 miliardi, e deteneva quasi tutta la tecnologia e la capacità industriale. Oggi siamo ancora 500 milioni, ma in un mondo da 8 miliardi. L’Africa ha un’età media di 18 anni, la Nigeria potrebbe presto avere la popolazione dell’intera Unione Europea. La Cina è diventata una superpotenza. L’India ha superato il Regno Unito proprio mentre il premier britannico era di origine indiana. I numeri parlano chiaro: gli equilibri sono cambiati».
Un passaggio particolarmente incisivo ha riguardato il ritorno della guerra come strumento di potere. Citando Platone – «le guerre si fanno per i soldi» – Mauro ha osservato che oggi il conflitto è tornato a essere considerato utile per ridefinire le aree strategiche. «Nel mondo ci sono 56 conflitti attivi, il numero più alto dalla Seconda guerra mondiale. Le grandi potenze li usano per aumentare la propria influenza».
Da qui una delle metafore più forti del suo intervento: «Se non siedi al tavolo negoziale, sei il primo piatto del menù». L’Europa, ha spiegato, ha costruito per trent’anni un modello basato su tre dipendenze: difesa garantita dagli Stati Uniti, energia dalla Russia, crescita trainata dalla Cina. «Oggi nessuno di questi pilastri regge più».
La guerra in Ucraina, secondo Mauro, ha cambiato la mentalità europea più di quanto si ammetta. «Paesi neutrali da ottant’anni come Finlandia e Svezia hanno chiesto l’ingresso nella NATO. La Finlandia, che ha 1.600 km di confine con la Russia, insieme a Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia è uscita dalla Convenzione di Ottawa sulle mine antiuomo. La Danimarca introdurrà la leva obbligatoria femminile. L’inferno è arrivato, e l’Europa reagisce anche per paura».
Mauro ha poi mostrato come economia e geopolitica coincidano sempre più. Ha raccontato del lavoro su un corridoio infrastrutturale europeo che collega Finlandia e Grecia attraversando 13 Paesi, includendo l’Ucraina: «Bisogna pensare già oggi alla ricostruzione, alle infrastrutture strategiche, ai nuovi equilibri logistici». E ha usato un’altra immagine potente: «Il problema non è che i gatti siano cattivi. Il problema è non essere un topo». Le grandi potenze, ha spiegato, agiranno sempre nel proprio interesse: il punto è se l’Europa saprà proteggersi.
Nonostante il quadro complesso, Mauro ha indicato anche segnali di cambiamento. «L’Europa può integrarsi davvero. Sul commercio internazionale siamo già un attore unico: Trump non tratta con i singoli Stati, ma con la Commissione Europea. Se siamo riusciti a diventare forti sugli standard e sulla regolazione, possiamo farlo anche su difesa, politica industriale e investimenti strategici».
Il settore della difesa, in particolare, sta diventando un nuovo motore europeo. «Negli ultimi mesi l’UE ha creato nuove agenzie nel settore della sicurezza e si discute di debito comune per finanziare difesa e industria strategica, come avvenuto durante il Covid». Emblematico il caso Volkswagen, che ha deciso di convertire uno stabilimento dalla produzione automobilistica a quella per la difesa: «È il segno che manifattura civile e sicurezza torneranno integrate». E ha citato la collaborazione tra Leonardo e Rheinmetall come esempio della futura integrazione industriale europea.
La Germania, simbolo del rigore, ha cambiato paradigma modificando la Costituzione per liberare circa mille miliardi di euro destinati a investimenti strategici. «Se cambia la Germania, cambia l’Europa».
Mauro ha chiuso con una citazione di Sun Tzu: «Nel caos ci sono opportunità». E con un messaggio rivolto alle imprese: «Il mondo sarà sempre più instabile. La geopolitica influenzerà sempre più l’economia. L’Europa deve decidere se essere protagonista o restare vulnerabile. La sfida non è eliminare l’incertezza, ma imparare a trasformarla in opportunità».
Diego Zilio
Ufficio Stampa Confapi Padova