Il presidente Marco Trevisan: «Il MASE certifica che le nostre imprese pagano l’elettricità più del doppio della media europea, per un aggravio di 340 milioni per le imprese venete e 60-70 milioni per quelle padovane. Serve un piano energetico strategico per il Nord Est, guardando al modello francese».
Confapi Padova accoglie con favore l’approvazione definitiva, arrivata mercoledì 23 settembre al Senato, della delega al Governo per la reintroduzione del nucleare sostenibile e di nuova generazione nel mix energetico nazionale. Un passaggio storico, a quasi quarant’anni dai referendum del 1987, che l’Associazione delle piccole e medie imprese legge come una risposta necessaria, seppur non immediata, alle difficoltà che da anni pesano sui bilanci delle piccole e medie imprese del territorio.
«Accogliamo con grande favore l’approvazione di questa legge, che rappresenta una svolta attesa da tempo per la sicurezza e l'indipendenza energetica del Paese - dichiara il presidente di Confapi Padova, Marco Trevisan -. Il PUN, il prezzo dell’elettricità all’ingrosso, e il PSV, l’indice di riferimento del gas, sono di fatto raddoppiati nell’ultimo anno: un colpo durissimo per le nostre imprese, che si somma a una situazione già compromessa. Il nucleare guarda lontano, ed è giusto che lo faccia, ma l’emergenza è oggi, e va gestita ora. Per questo lanciamo con urgenza la richiesta di un sostegno immediato agli investimenti delle imprese nell'autoproduzione di energia, attraverso lo strumento del credito d’imposta, che si è già rivelato efficace ed è dunque prioritario da subito. Bisogna guardare lontano, ma intervenire adesso. Il Governo ha dodici mesi per emanare i decreti attuativi, ma la vera sfida comincia ora, con l’individuazione delle sedi dove costruire i nuovi impianti. Ogni rinvio si traduce in un costo che le nostre imprese continuano a pagare».
COSTI INSOSTENIBILI PER LE IMPRESE: I DATI
A fotografare la gravità della situazione sono i dati elaborati dal centro studi Fabbrica Padova sulla base della Relazione annuale sulla situazione energetica nazionale, pubblicata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica: nel 2025 il differenziale tra il prezzo dell’elettricità pagato dalle imprese italiane e la media europea è salito dal 111% al 115%, ovvero le nostre aziende pagano l’energia elettrica più del doppio rispetto ai concorrenti degli altri Paesi UE. A questo si aggiunge l’andamento della bolletta nel 2026 certificato dall’ARERA: dopo un primo trimestre in calo (-2,7%), la spesa per l’energia elettrica è tornata a salire con un +8,1% nel secondo trimestre e un +4,6% nel terzo, portando la spesa annua del cliente tipo a un +13% sul periodo precedente. Applicando questo differenziale al tessuto produttivo regionale, Fabbrica Padova stima in circa 340 milioni di euro il maggior costo sostenuto nell’ultimo anno dalle imprese venete rispetto alla media europea, di cui tra i 60 e i 70 milioni riguardano il solo territorio padovano.
«ARRIVARE ALL’INDIPENDENZA ENERGETICA»
«Questi numeri, certificati da un ministero e dall’Autorità di settore, raccontano una realtà con cui le nostre PMI convivono ormai da anni - prosegue Trevisan -. Per un’impresa manifatturiera padovana l’energia non è più una voce di costo marginale: incide in modo sempre più pesante sui margini e sulla capacità di competere con i concorrenti europei, che pagano la bolletta la metà della nostra. E oggi questi costi ricadono interamente sulle spalle delle imprese: lo certificano gli oltre 16 miliardi di euro di incentivi alle rinnovabili erogati nel solo 2025, secondo il bilancio dello stesso GSE, il Gestore dei Servizi Energetici. Risorse ingenti, che pesano anche sugli oneri di sistema in bolletta, a fronte delle quali le nostre imprese non vedono ancora un reale beneficio in termini di stabilità dei prezzi. Il nucleare di nuova generazione, integrato con le rinnovabili, può essere lo strumento che nel medio periodo restituisce alle nostre aziende stabilità e prevedibilità dei prezzi. Ma lo dico con altrettanta chiarezza: l’energia non può essere un lusso che solo alcune imprese possono permettersi. Per un territorio a vocazione industriale come il Nord Est, dove la manifattura pesa più che nel resto del Paese, il costo dell'energia è un fattore di sopravvivenza, non un dettaglio di bilancio. Serve un piano energetico che punti sulla sicurezza degli approvvigionamenti, oltre che sulla produzione: non possiamo continuare a dipendere per tre quarti del nostro fabbisogno dall’estero. Serve un vero piano energetico strategico, pensato per chi produce, e non possiamo più permetterci di rincorrere l’emergenza di anno in anno. Il modello a cui dobbiamo guardare, giocoforza, è quello della Francia: da cinquant’anni Parigi ha fatto del nucleare la colonna della propria indipendenza energetica, e oggi copre con l'atomo circa due terzi della produzione elettrica nazionale, restando tra i Paesi europei con i prezzi dell'energia più stabili per le imprese. È la dimostrazione che una scelta di lungo periodo, portata avanti con continuità al di là delle stagioni politiche, paga».
LA ROAD MAP DI CONFAPI
Confapi Padova richiama però l’attenzione sui tempi di realizzazione dell’operazione, che dovrà tenere conto non solo delle esigenze delle imprese ma dell’intero andamento economico del Paese e dei cittadini, chiamati insieme alle aziende a sostenere il costo della transizione energetica: con il primo orizzonte utile per l’entrata in funzione dei nuovi impianti fissato al biennio 2033-2034, e con il tempo fisiologicamente necessario perché la nuova capacità produttiva incida in modo strutturale sui prezzi di mercato, gli effetti concreti sulle bollette di imprese e famiglie difficilmente si vedranno prima della seconda metà del prossimo decennio. Tra decreti attuativi, individuazione dei siti, iter autorizzativo e costruzione degli impianti, il sistema produttivo veneto si troverà a competere per altri otto-dieci anni con un differenziale di costo energetico che oggi è già insostenibile. A questo si aggiunge un nodo finora poco discusso nel dibattito pubblico: l’Italia non dispone di una filiera nazionale per l’arricchimento dell’uranio né di giacimenti propri di materia prima, e dovrà quindi pianificare per tempo da chi e come approvvigionarsi di combustibile nucleare, per non sostituire la dipendenza dal gas estero con una nuova dipendenza dall’uranio e dalla tecnologia di arricchimento di Paesi terzi. Per questo Confapi Padova chiede che ogni fase del percorso sia accompagnata da misure concrete a sostegno delle PMI e dei cittadini:
- 2027-2029 - Individuazione dei siti e iter autorizzativo. Fase più delicata sul piano del consenso territoriale, tra mappatura delle aree idonee, valutazioni di impatto ambientale e confronto con Regioni ed enti locali. Confapi Padova chiede che il confronto con i territori e con i cittadini parta subito e sia trasparente, con un’informazione chiara su sicurezza degli impianti, gestione delle scorie e ricadute economiche attese sul territorio. In parallelo vanno avviati i primi accordi di fornitura a lungo termine per l’uranio e per i servizi di arricchimento del combustibile, passaggio indispensabile perché l’Italia non ha una filiera propria e dovrà reperire questa tecnologia e questa materia prima sul mercato internazionale. Confapi Padova chiede inoltre che in questa fase si sostenga concretamente l’autoproduzione energetica delle PMI, con incentivi a fotovoltaico e accumulo sui capannoni industriali, semplificazione delle procedure autorizzative e sostegno alla diffusione di Comunità Energetiche Rinnovabili e contratti di fornitura a lungo termine (PPA) accessibili anche alle piccole imprese in forma aggregata.
- 2029-2033 - Cantieri e filiera industriale. Avvio della costruzione dei primi impianti, verosimilmente reattori modulari di nuova generazione (SMR). Confapi Padova chiede che in questa fase venga valorizzata la filiera industriale italiana, che conta già decine di imprese specializzate in progettazione e componentistica nucleare, aprendo spazi di partecipazione anche alle PMI del Nord Est nella componentistica, nell’ingegneria e nella logistica del combustibile, e sostenendo la formazione di competenze tecniche specialistiche lungo tutto il ciclo del combustibile nucleare, dall’approvvigionamento e arricchimento dell’uranio fino alla gestione delle scorie. A ciò si affianca il rafforzamento delle reti elettriche e della capacità di stoccaggio per ridurre la volatilità dei prezzi che oggi penalizza i contratti indicizzati al mercato spot.
- 2033-2034 - Entrata in esercizio dei primi impianti. L’orizzonte indicato dal Governo per i primi reattori operativi: un passaggio importante, ma con effetti reali sui prezzi di mercato legati anche al volume complessivo di nuova capacità installata e alla stabilità delle forniture di uranio e dei servizi di arricchimento nel frattempo garantita, prevedibili solo negli anni successivi e destinati a riflettersi sia sulle imprese sia sulle famiglie.
- Oltre il 2034 - A regime. Solo con il pieno sviluppo del programma nucleare, affiancato alle rinnovabili e sorretto da una filiera del combustibile stabile e diversificata, si potrà parlare di un effettivo riequilibrio dei prezzi per famiglie e imprese, con ricadute positive sulla competitività e sull’andamento economico generale del Paese.
Diego Zilio
Ufficio Stampa Confapi Padova