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«PHYSICAL AI E ROBOTICA COLLABORATIVA: LA NUOVA FRONTIERA È QUESTA»

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Roberto Santolamazza, direttore di T2i - Trasferimento Tecnologico e Innovazione: «Robot collaborativi, umanoidi, cobot capaci di interagire in modo naturale con gli operatori, grazie all’AI. In alcuni Paesi – penso in particolare alla Cina – queste applicazioni sono già in fase avanzata di sperimentazione industriale. Per le imprese manifatturiere il potenziale è enorme, ma le Pmi sono ancora indietro».

 


Dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale generativa alla necessità di governarne l’impatto nelle organizzazioni. È questo, in sintesi, il salto di qualità emerso al World AI Cannes Festival (WAICF) 2026, ospitato al Palais des Festivals di Cannes, rispetto alle precedenti edizioni. Ne parliamo con Roberto Santolamazza, direttore di T2i - Trasferimento Tecnologico e Innovazione - la principale agenzia della regione Veneto per il trasferimento tecnologico e l’innovazione -, tra i protagonisti della delegazione veneta presente all’evento internazionale dedicato all’intelligenza artificiale.

 

Direttore Santolamazza, che cosa si porta a casa da questa edizione del WAICF? Cosa l’ha colpita di più?

«Il primo elemento è il livello qualitativo molto alto dei contenuti. Il WAICF non è solo un’area espositiva, ma un forum ricchissimo di tavole rotonde, workshop e keynote con speaker di primo piano, rappresentanti dei principali player internazionali dell’AI.

Ho selezionato alcuni interventi e posso dire che il livello medio era davvero elevato: si percepisce che il tema è ormai centrale nelle strategie industriali e istituzionali.

Il secondo aspetto riguarda le startup innovative, presenti in modo significativo. Molto forte e ben organizzata la presenza francese – con un coordinamento nazionale evidente – ma anche la delegazione italiana era ben rappresentata. Ho notato una qualità media molto alta dei progetti e un’organizzazione efficace, segno di un ecosistema che sta crescendo».

 

Lei ha partecipato anche alle precedenti edizioni. In che direzione sta andando oggi l’intelligenza artificiale?

«Se dovessi sintetizzare in una parola: maturità. Rispetto alle edizioni precedenti – dove dominava l’entusiasmo per l’AI generativa e l’applicazione “spontanea” degli strumenti – quest’anno il focus si è spostato in modo netto sulla governance dell’intelligenza artificiale.

È emerso con forza un messaggio: nelle aziende strutturate non si può introdurre l’AI in modo destrutturato, lasciando che ciascuno utilizzi strumenti diversi senza regole. I rischi sono concreti: sicurezza informatica, integrità dei dati, proprietà intellettuale, conformità normativa.

Accanto alla governance, un altro tema centrale è stato quello etico. L’attenzione all’utilizzo responsabile delle AI è ormai parte integrante del dibattito. Governance ed etica sono due facce della stessa medaglia e rappresentano il segnale più evidente che siamo entrati in una fase più consapevole».

 

Questa maggiore consapevolezza genera entusiasmo o preoccupazione?

«Entrambi. Da un lato, è un passo avanti fondamentale. Dall’altro, accende un faro sui rischi. La vera criticità è la velocità di evoluzione: gli strumenti cambiano in mesi, talvolta in settimane. Le soluzioni che adottiamo oggi potrebbero essere superate tra sei mesi.

La “morale”, se vogliamo, è che l’introduzione dell’AI deve essere consapevole e strutturata. Anche quando si sperimenta, non si possono trascurare sicurezza, integrazione con i sistemi aziendali e aspetti etici. Un progetto di intelligenza artificiale non è mai solo tecnologico: è organizzativo».

 

Cosa significa, concretamente, per T2i?

«Per noi è stata una conferma. Avevamo già avviato un percorso interno per gestire in modo organizzato l’utilizzo degli strumenti di AI, attraverso una piattaforma interna che definisce regole e ambiti di applicazione.

Ma il WAICF ha rafforzato un punto su cui dobbiamo investire di più: la formazione strutturata delle persone.

Governare l’AI non significa limitarne l’uso, ma definire il “campo di gioco” e rendere i collaboratori consapevoli di rischi e opportunità. Senza formazione, le regole possono essere percepite come vincoli; con la formazione diventano strumenti di crescita».

 

Nel suo profilo LinkedIn ha parlato di “AI fisica” come nuova frontiera. Di cosa si tratta?

«È un punto cruciale, soprattutto per un territorio manifatturiero come il nostro.

L’attenzione mediatica è stata dominata dagli LLM – i modelli linguistici come quelli alla base di ChatGPT – ma la vera rivoluzione, già in atto, è quella della AI fisica, cioè l’intelligenza artificiale integrata in sistemi robotici.

Parliamo di robot collaborativi, umanoidi, cobot capaci di interagire in modo naturale con gli operatori, grazie all’AI. In alcuni Paesi – penso in particolare alla Cina – queste applicazioni sono già in fase avanzata di sperimentazione industriale.

Per le imprese manifatturiere il potenziale è enorme: automazione di attività ripetitive a basso valore aggiunto, aumento della qualità, maggiore precisione».

 

Può fare qualche esempio concreto?

«Abbiamo visto applicazioni di robotica collaborativa in cui cobot dotati di AI lavorano fianco a fianco con operatori umani, eseguendo operazioni manuali ripetitive con grande precisione.

Oppure soluzioni di visione artificiale avanzata per il controllo qualità: sistemi capaci di individuare difetti visivi sui prodotti a una velocità e con un’accuratezza superiori all’occhio umano.

Questi ambiti, per le PMI manifatturiere, possono generare un impatto molto più rilevante rispetto al semplice utilizzo di chatbot per il back office o il marketing, che pure restano strumenti utili».

 

Le PMI venete sono pronte per questa evoluzione?

«Le grandi aziende stanno già guardando con attenzione alla robotica AI. Nelle PMI, invece, quando si parla di intelligenza artificiale, il pensiero va ancora prevalentemente agli LLM e agli strumenti di supporto documentale o amministrativo.

Sono applicazioni importanti, ma il vero salto di valore, per un sistema produttivo come il nostro, è nell’integrazione dell’AI nei processi produttivi».

 

 

Diego Zilio

Ufficio Stampa Confapi Padova

stampa@confapi.padova.it

 

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