A Palazzo Bo il vicepresidente ha rappresentato Confapi nel confronto sulle prospettive di semplificazione per gli intermediari finanziari e gli impatti operativi sul mercato. «Gli intermediari minori soffrono le stesse barriere d’accesso di noi Pmi».
“Banche, regolamentazione e vigilanza: verso un quadro europeo semplificato per gli intermediari minori”, è stato questo il tema al centro del convegno ospitato giovedì 25 giugno nella cornice dell’Archivio Antico di Palazzo Bo, promosso dal Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Padova. Il convegno ha rappresentato un’occasione utile per approfondire il tema della proporzionalità regolamentare e per riflettere sulle condizioni necessarie a rendere più efficiente il rapporto tra intermediari finanziari e imprese.
La mattinata si è aperta con una serie di interventi accademici e istituzionali dedicati al principio di proporzionalità e alle prospettive di semplificazione nel quadro regolamentare europeo. Tra i contributi, quelli del prof. Marco Macchia (Università di Roma Tor Vergata) sulla legislazione UE in materia bancaria, del dott. Giovanni Tirino (EBA - European Banking Authority) sul regime semplificato per le Small and Non‑Complex Institutions, e del dott. Marzio Bassanin (Bank of England), che ha illustrato l’esperienza britannica del modello Strong and Simple per gli intermediari domestici di piccole dimensioni.
Nella seconda sessione, coordinata dal prof. Francesco Zen, si è svolta la tavola rotonda dedicata alle prospettive operative per il mercato. Tra i relatori è intervenuto anche Jonathan Morello Ritter, vicepresidente di Confapi Padova, chiamato a portare il punto di vista delle piccole e medie imprese.
Nel suo intervento, Morello Ritter ha tracciato un parallelismo immediato tra la condizione delle PMI e quella delle banche di territorio: «Semplificare la vita e la burocrazia alle piccole banche non è solo una necessità, è un obbligo. Oggi questi istituti minori sono costretti a vestire “abiti fuori misura”, pensati e disegnati per i grandi gruppi internazionali. Di fatto, gli intermediari minori soffrono le stesse identiche barriere d’accesso che noi piccole e medie imprese viviamo ogni giorno nel rapporto con il credito. Verrebbe da dire alle piccole banche: benvenute nel nostro mondo. Appena proviamo a unire le forze, a fare rete o a crescere per fare economia di scala, scattano vincoli e algoritmi di vigilanza monumentali, tarati su soggetti sistemici. Veniamo giudicati con gli stessi parametri dei giganti, ma senza averne le spalle e la struttura».
Il vicepresidente di Confapi Padova ha poi approfondito i nodi strutturali che bloccano l'accesso al credito per i progetti a maggior valore aggiunto delle imprese: «Il vero problema è che sul mercato manca un'offerta reale di credito e di prodotti specifici per le PMI. C'è una totale asimmetria: per il mondo corporate e le grandi aziende c'è tutto, dai finanziamenti in pool alle emissioni, fino ai sistemi di ristrutturazione per le aziende in crisi. Ma chi segue la transizione o la difficoltà di una PMI? Spesso l’unica risposta commerciale che riceviamo è il “monoprodotto” garantito dal Mediocredito Centrale. Uno strumento che, se da un lato aiuta, dall’altro ha deresponsabilizzato il sistema: i prodotti garantiti annullano il rischio d’impresa per le banche, ribaltandolo interamente sullo Stato, e non richiedono alcuna analisi di merito creditizio approfondita».
Le parole di Morello Ritter trovano d’altronde una precisa e allarmante conferma nei numeri del comparto bancario: i dati del Fondo di Garanzia gestito da Mediocredito Centrale evidenziano infatti una crescente dipendenza del credito bancario italiano dallo scudo statale, con 45,7 miliardi di euro di finanziamenti accolti nel 2025 (+7,9% rispetto al 2024). Nel solo primo trimestre del 2026, sono state registrate oltre 60.000 operazioni, garantendo oltre 10,8 miliardi di euro di finanziamenti e confermando il ricorso sistemico a questo strumento.
Oltre alla distorsione legata alle garanzie pubbliche, Morello Ritter ha infine evidenziato la grave carenza di competenze tecnologiche e industriali all'interno degli istituti di credito: «Le banche oggi non capiscono e di conseguenza non finanziano la transizione intangibile. Se un’impresa investe in ricerca e sviluppo, in innovazione, in software, in competenze e in capitale umano - che sono le vere leve per la competitività futura delle PMI - si scontra con un muro di gomma. Gli istituti di credito faticano a valutare gli investimenti immateriali. La specializzazione e la capacità di comprendere i piani industriali complessi sono spesso concentrate in pochissimi funzionari di filiale, pur volenterosi e competenti, lasciati soli davanti a procedure standardizzate. C'è un disperato bisogno di portare nuove competenze tecniche dentro le banche per valutare i progetti delle PMI, altrimenti continueremo a tagliare fuori dai finanziamenti l’innovazione che serve al Paese».
Diego Zilio
Ufficio Stampa Confapi Padova